Palmieri: “La mafia uccide, il vostro silenzio pure!”

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Riportiamo l’interessante articolo di Giulio Serafino  appena pubblicato sul giornale on line ilQuotidianoItaliano.it nella sezione di Lecce. Ringraziamo l’autore  della precisa relazione sulla interessante occasione che ancora una volta anima la vita culturale del Palmieri

 

( 3 marzo 2012) LECCE- E’ iniziato sulle note dei “Cento passi” il dibattito svoltosi nel pomeriggio di sabato 3 marzo presso l’Aula Magna del Liceo classico “Palmieri” di Lecce “Contro la mafia: per ricordare, conoscere e andare avanti” organizzato dagli studenti dell’istituto. L’incontro rientra nell’ambito del progetto “Palmieri racconta”, un’iniziativa che prevede una serie di dibattiti voluti dai giovani studenti che hanno avvertito l’esigenza di testimoniare il loro concetto di cittadinanza e di cultura intese come partecipazione attiva e critica ai gravi problemi che travagliano la società del nostro tempo. A dibattere circa la criminalità organizzata, numerosi ospiti, esperti del settore giuridico, scolastico e amministrativo.

Il confronto è stato aperto, con i consueti saluti di rito, la Dirigente Loredana di Cuonzo, che ha sottolineato come questa iniziativa sia partita dai più giovani per dire un forte “no” alla mafia. “La cittadinanza attiva è questa: – afferma la Preside – riguardo ad un tema da far tremare i polsi, proprio gli studenti hanno spinto per avere questo spazio”.

Ad intervenire anche Paolo Perrone, Sindaco di Lecce, il quale si è detto onorato di partecipare a questa importante manifestazione.

 “Non potevo esimermi da questo appuntamento: la legalità, soprattutto per noi che facciamo politica, è un fattore determinante. Lecce, piccola realtà del mezzogiorno, attrae molte attività turistiche e commerciali. Ma, a differenza di Campania, Calabria e Sicilia, il Salento è un territorio che riesce a tener ben dritta la sbarra della giustizia. Da genitore – prosegue Perrone – mi sento orgoglioso che i giovani leccesi abbiano a cuore la questione mafia. Nei prossimi mesi mi confronterò con Loredana Capone: sicuramente non saremo in sintonia su molti punti, ma di una cosa sono certo che saremo in completa armonia di intenti. Sono convinto, infatti, che nelle liste che ci supporteranno alle prossime competizioni elettorali, non ci saranno figure e personalità “opache”, riconducibili, in qualche modo, a infiltrazioni criminali”.

E proprio Loredana Capone, vicepresidente della Regione Puglia, a prendere la parola: “La mafia oggi non è quella di una volta: agisce in giacca e cravatta e vive in parallelo allo Stato. E’ sempre più difficile combatterla: riconoscerla, infatti, è più arduo, poiché utilizza mezzi più complessi di quelli di un tempo”.

La candidata sindaco si sofferma poi sulla gestione delle autorizzazioni dei pannelli fotovoltaici (esenti dalla richiesta di certificazione antimafia), sullo sfruttamento della prostituzione e le gare d’appalti pubblici: “Vincere l’illegalità significa aiutare chi da questa è stato abusato: la denuncia è uno strumento essenziale per combatterla”, conclude la Capone.

Subito dopo è il turno dei ragazzi, che ad hoc hanno organizzato il dibattimento: “Dopo una lezione di storia eravamo scoraggiati: volevamo fare qualcosa di grande ed abbiamo pensato che coinvolgere i cittadini su questo tema sarebbe stata un’esperienza valida e importante. Vogliamo poi sfatare il mito che vuole solo il meridione controllato dalle mafie: anche al nord, infatti, in particolare in Lombardia, con le sue grandi aziende e le sue industrie, è in mano alla ‘Ndrangheta”.

Tocca poi a Leonardo Leone de Castris, Procuratore d

ella Repubblica: “Nel mio brutto lavoro, che amo tanto, vedo tutto quello che di marcio esiste in Italia. Definire la mafia è difficile: non è solo l’omicidio, la droga e il pizzo, ma è uno stile di vita”.

Il Procuratore, poi, si lascia andare ad una analisi più tecnica e geografica delle varie organizzazioni criminali presenti nel nostro stivale: si va dalla siciliana Cosa Nostra, organizzata in maniera verticistica, alla Camorra, nel napoletano, strutturata in clan. In Calabria invece abbiamo la ‘Ndrangheta, la più potente in attività secondo studi recenti, mentre in Puglia abbiamo visto nascere la Sacra Corona Unita, sgominata da qualche anno. Viviamo in uno Stato regolato da leggi e regole: infrangerle è dare credito alla mentalità criminale:

“Abbiamo un’intera logica mafiosa, alla quale fanno capo tutte le associazioni malavitose e tutti i suoi affiliati; noto un risveglio nelle nuove generazioni riguardo determinante tematiche: ma non semplifichiamo. Che senso ha dar fuoco a mezzi di soccorso e a scrivere sui muri frasi ingiuriose contro le forze armate? Tutti sbagliano, anche i poliziotti, ma sappiate che la mafia gode di questi atteggiamenti. Non omologatevi: così facendo perdiamo tutti”, conclude de Castris.

Davide Pati, della Presidenza nazionale dall’associazione Libera, lascia un suo messaggio ai più giovani, raccontando la storia proprio di una giovanissima siciliana, Rita, figlia rimasta orfana del padre, boss del suo paese, freddato dal clan rivale, divenuta testimone di giustizia. “Le mafie hanno tanti volti, ma, in realtà la vera mafia è dentro noi stessi con i nostri modi sbagliati di comportarci: il rinnovamento deve passare dalla nostra coscienza e dal nostro cuore”.

A chiudere il dibattito, la testimonianza di Annamaria Montinaro, sorella del salentino Antonio, capo della scorta di Giovanni Falcone, rimasto ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. “Appartengo alla grande, purtroppo, famiglia delle vittime della malavita”. La storia di Antonio Montinaro conclude il confronto tra giovani, istituzioni e dirigenti. Mentre dall’atrio del “Palmieri” si impongono poche emblematiche parole:

“La mafia uccide, il vostro silenzio pure!”.

 

 articolo di Giulio Serafino appena pubblicato sul giornale on line ilQuotidianoItaliano.it nella sezione di Lecce.